Se hai fame, mangia. Se sei triste, piangi!

Molte persone reagiscono alle emozioni mangiando. Si tratta di una reazione che molti di noi hanno sperimentato, ma per alcuni si tratta di una modalità sistematica. Per queste persone aprire il frigo o la dispensa diventa automatico, un’azione messa in atto ogni volta in cui si presenta un’emozione che faticano a gestire (ansia, tensione, noia, tristezza…). 
Si instaurano così dei circoli viziosi: “Sono triste, quindi mangio. Mi sento in colpa per aver mangiato, mi sento nuovamente triste per questo, quindi mangio”.

Ovviamente, non si tratta di pensieri espliciti (anche se spesso, la persona ne è almeno parzialmente consapevole), ma di veri e propri automatismi, abitudini radicate. Nonostante la consapevolezza di non mangiare per fame, tuttavia, spesso questi pazienti riportano la difficoltà a distinguere la voglia di mangiare dalla fame vera e propria.

Capita anche a voi? Sapete distinguere la “fame di gola” dalla “fame di stomaco”? Continuate a seguire il blog, prossimamente ne parleremo!

Intanto vi lascio il link ad un articolo di approfondimento: “Fame nervosa: uno psicologo per dimagrire

Qui trovi informazioni sul progetto “Ambulatorio Fame Nervosa”

Per ulteriori informazioni in merito o per richiedere un consulto contattami all’indirizzo alessia.romanazzi@goccedipsicologia.it o al numero 3454988428.

About The Author

Alessia Romanazzi

Psicologa e psicoterapeuta. Aiuto le persone ad affrontare momenti di stress temporanei o prolungati. Insieme cercheremo la tua personalissima soluzione per superare il momento critico. Mi trovi in studio a Saronno e a Milano. Attraverso Skype in tutto il mondo!

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