Disturbi di personalità: cosa sono

Sono anni che tergiverso su questa serie di articoli sui disturbi di personalità, perché non so mai come impostarla. I disturbi di personalità sono molto diffusi (il campione USA suggerisce che il 15% degli adulti ne presenti uno), ma non semplicissimi da capire. Nella maggior parte dei casi, la persona appare ai nostri occhi “normale” pur con qualche peculiarità.

Altro pezzo difficile sta nel fatto che quando leggiamo i disturbi di personalità, spesso ritroviamo lì dentro almeno una parte di noi e subito la domanda sorge spontanea: “Ma quindi ho anche io questo disturbo?. Credo che ogni studente di psicologia si sia autodiagnoticato almeno 4 disturbi di personalità, studiando per l’esame di psicopatologia. I disturbi della personalità portano all’estremo e irrigidiscono delle caratteristiche che possono essere tipiche di ognuno di noi, anche di chi il disturbo non lo ha.

Capire la personalità usando i colori delle regioni

Per capire meglio la faccenda, rubo dal contesto attuale, in cui le regioni italiane sono divise per colore (bianco, giallo, arancione e verde). So che la faccenda per definire le regioni è più complessa, ma fingiamo per un attimo che le variabili in gioco siano due: la percentuale in cui è presente il virus e la capacità delle strutture di farvi fronte. Anche per la personalità la faccenda è più complessa, ovviamente, ma possiamo provare a capirla così: abbiamo disturbo di personalità o meno a seconda della percentuale di alcune caratteristiche presenti e del fatto che le nostre strutture sappiano gestirle o meno e, soprattutto, riconoscano quelle caratteristiche come disturbanti.

Provo a raccontarvela con seguendo la suddivisione per colori e usando un esempio, che è sempre la cosa più semplice. Starei sul narcisismo di cui si parla tanto (e spesso a sproposito):

Bianco: non è presente alcuna caratteristica di personalità affine al narcisismo. Improbabile per quanto concerne il disturbo narcisistico (vedere il livello giallo, per capire il perché), ma più probabile per disturbi che chiamano in causa una certa eccentricità, ad esempio.

Giallo: a questo livello c’è la presenza di alcune caratteristiche di personalità, nulla di patologico. In alcuni casi, queste caratteristiche si attivano solo in risposta ad alcuni eventi specifici (eventi stressanti, ad esempio). Nell’esempio del narcisisimo, possiamo chiamare in causa l’amor proprio, il vivere con gioia i riconoscimenti che arrivano dall’esterno e con dolore le critiche (cosa che, talvolta, diventa una ferita narcisistica). Tutti, in effetti, abbiamo un ego e cerchiamo di preservarlo (si spera!).

Arancione: passiamo ai tratti di personalità. ossia dei veri e propri pattern, composizioni di caratteristiche relative al modo di percepire, pensare e rapportarsi con se stessi e con il mondo esterno. A differenza delle caratteristiche che, in linea di massima, sono più malleabili, i tratti di personalità iniziano a essere più stabili e difficili da modificare (pur non avendo ancora quella rigidità tipica del disturbo). Abbiamo, ad esempio, dei tratti narcisistici potrebbero essere l’idea (in superficie) di essere grandiosi e la ricerca di costante ammirazione da parte degli altri (per sostenere quella grandiosità, che è in realtà un po’ fragile).

Rosso: quando i tratti diventano rigidi, inflessibili, disadattivi, persistenti e causano una compromissione significativa del funzionamento o causano intenso disagio soggettivo, si parla di disturbo di personalità. Entriamo, quindi, nel vivo. Ah, già l’esempio: il disturbo narcisistico di personalità è un pattern caratterizzato da grandiosità, bisogno di ammirazione e mancanza di empatia. Ora giù il dito, che già vedo pronto a indicare l’ex di turno, perché per fare diagnosi occorrono ben più di tre parole lette su un sito!

Cos’è un disturbo di personalità

La definizione ufficiale è questa: “Il disturbo di personalità è un pattern abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo“.

Significa che ci sono alcune caratteristiche, particolarmente stabili, rigide, pervasive, difficili da modificare che deviano di molto rispetto a quello che ci si aspetta in quello specifico contesto culturale. Già qui abbiamo due aspetti importanti: i tratti devono essere rigidi e stabili e nel valutarli dobbiamo sempre tenere conto del contesto socio-culturale in cui la persona è inserita. Prendiamo il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità*, ad esempio, che è caratterizzato da una eccessiva preoccupazione per l’ordine e il perfezionismo con alta tendenza al controllo. Certamente, la soglia per definire il disturbo sarà molto diversa in un Paese latino rispetto, ad esempio, al Giappone. Per definire un disturbo, dobbiamo sempre capire quanto la personalità devi dal contesto socio-culturale.

*Ha nome uguale (dannazione!) al disturbo DOC, in cui ci sono ossessioni e compulsioni, ossia pensieri/immagini intrusivi e/o comportamenti ripetitivi. Si tratta, però, di due diagnosi differenti, che in alcuni casi possono convivere.

Per parlare di disturbo di personalità, questa deviazione deve riguardare due (o più) delle seguenti aree:

  1. Cognizione (come pensa la persona? Come vede/percepisce se stessa e il mondo circostante?)
  2. Affetti (quanto è adeguato il suo modo di vivere e manifestare le emozioni?)
  3. Interpersonale (come si comporta con gli altri? Ha un modo adeguato ed efficace di muoversi nel contesto relazionale?)
  4. Controllo degli impulsi (quanto è capace di tenere a freno ciò che gli viene da fare, nel caso in cui non sia adeguato alla situazione o rischi di far danno?)

Non significa che dobbiamo essere tutti soldatini uguali agli altri, le peculiarità individuali sono assolutamente normali, ma quando diventano troppo devianti dal contesto, incapaci di modificarsi se richiesta altra modalità e causano disagio (proprio e/o altrui) a livello sociale, lavorativo, familiare o in altra area importante allora si parla di disturbo.

Capire i disturbi di personalità

In queste settimane cercheremo di capire meglio i vari disturbi di personalità e tutto quello che ho scritto in questo TeaPost prenderà maggior senso, tuttavia iniziamo a toglierci dalla testa che un disturbo di personalità appartenga necessariamente a persone pericolose, indegne, cattive e via dicendo.

A volte, sì, i disturbi possono portare a comportamenti pericolosi per sé o per gli altri, ma questo non avviene in ogni caso. Inoltre, le persone non sviluppano il disturbo di personalità per cattiveria o divertimento, ma in risposta ad alcune esperienze infantili che hanno messo a dura prova la loro personalità disturbandola. Immaginatele come delle interferenze così grosse che a un certo punto diventa difficile distinguere dove inizi la persona e dove il disturbo. Se davanti a un attacco di panico risulta evidente che sia qualcosa che è successo alla persona e la persona stessa lo viva come un disturbo (in gergo tecnico, sintomo egodistonico), nel disturbo di personalità sembra che la persona e il disturbo siano un tutt’uno, tanto che nemmeno la persona stessa riesce a vivere quel disturbo come tale, vedendolo come parte di sé senza porvi critica alcuna (in gergo tecnico, sintomo egosintonico).

Sono quasi certa che ognuno di noi abbia tra le proprie conoscenze qualcuno con un disturbo di personalità, ma non sempre ce ne rendiamo conto. In questa e nelle prossime settimane proviamo a fare un po’ più di luce a riguardo, senza che questo ci porti (lo premetto, perché vi conosco, mascherine!) a trasformarci in piccoli inquisitori che vanno a fare diagnosi volanti. Questa serie di TeaPost nasce proprio con l’intento contrario: imparare a capire il significato delle diagnosi e portar loro decoroso rispetto.

About The Author

Alessia Romanazzi

Psicologa e psicoterapeuta. Aiuto le persone ad affrontare momenti di stress temporanei o prolungati. Insieme cercheremo la tua personalissima soluzione per superare il momento critico. Mi trovi in studio a Saronno e a Milano. Attraverso Skype in tutto il mondo!