Gli effetti di un abuso sessuale

Quando ho deciso che a Novembre avrei parlato dei temi “scomodi” (aborto, figli di coppie omosessuali, diagnosi oncologica) ero certa che avrei parlato anche della violenza sessuale. E’ un tema certamente scomodo, difficile da trattare e di cui si dibatte quotidianamente. Non sapevo, però, quale punto di vista trattare, si aprivamo 8000 possibilità: revenge porn, violenza in famiglia, violenza infantile, adulta, ad opera di estranei…

Ho tergiversato molto per scegliere il titolo. Ci tenevo molto che fosse il più inclusivo possibile e che desse l’idea di un tema ad ampio raggio. Ho scelto l’abuso sessuale, perché spesso in terapia, mi trovo a parlare con pazienti (maschie e femmine, ma principalmente femmine, nel mio caso) che scoprono solo in quel momento di essere stati vittime di abuso sessuale.

In alcuni casi, se ne ricordano solo in quel momento, perché le esperienze traumatiche, talvolta, finiscono in un angolino della nostra mente. In altri, perché si pensa di poter parlare di violenza solo in caso di stupro (ossia di un atto sessuale completo non consenziente).

Abuso, invece, riguarda ogni tipo di contatto sessuale non consensuale. Parte dal verbale e arriva al fisico, in svariati modi.

Vi cito qui un pezzo che ho trovato su www.istitutobeck.com ,perché credo sia già completo così:

Alcuni comportamenti tipici dell’abuso su minori comprendono:

– toccamenti a sfondo sessuale di qualsiasi parte del corpo, sia essa coperta da vestiti o nuda;

– rapporti con penetrazione, inclusa la bocca;

– incoraggiare un bambino a intraprendere attività sessuali, inclusa la masturbazione;

– avere rapporti sessuali davanti a un bambino, essendo consapevoli della sua presenza;

– mostrare materiale pornografico a minori o utilizzare bambini per produrre questo materiale;

– incoraggiare un minore a prostituirsi

– coinvolgere il bambino in attività sessuali anche in mancanza di contatto, ad esempio online, tramite chat e/o webcam.

L’abuso sessuale nei bambini non è sempre ovvio e molte delle vittime non riferiscono l’abuso che hanno subìto (Finkelhor et al., 2008). Ci sono alcuni cambiamenti comportamentali che possono indicare un abuso sessuale. Eccone alcuni:

– la bambina/il bambino ha paura, in particolare, di alcune persone o di alcuni luoghi;

– risposte inusuali del minore alla domanda “sei stata/o toccata/o?”;

– paura irragionevole di una visita medica;

– disegni che ritraggono atti sessuali;

– variazioni improvvise del comportamento, come bagnare il letto o perdere il controllo degli sfinteri;

– improvvisa consapevolezza dei genitali, degli atti e delle parole a sfondo sessuale;

– tentativi di ottenere comportamenti sessuali da parte di altri bambini.

Che effetti può avere un abuso sessuale?

La domanda che più spesso mi viene rivolta è: “Sarei la stessa persona se non avessi subito quell’abuso?

La risposta è no. Qualunque esperienza, positiva o negativa che sia, ci cambia. Le esperienze traumatiche, poi, di sicuro e spesso lo fanno in modo prepotente.

“Le esperienze sfavorevoli infantili (Adverse Childhood Experiences -ACE) hanno effetti negativi a lungo termine, lasciando tracce significative non solo sulla psiche, ma anche sulla salute fisica dell’adulto” (Cirillo S., 2009; Malacrea, 2007)

Quello cui dobbiamo, però, stare attenti è pensare che un abuso abbia gli stessi effetti su ogni persona che lo ha subìto. Esistono, infatti, molte differenze legate alla persona che lo subisce, alla situazione e al modo in cui quell’abuso viene “accolto” da familiari/società.

COSA INCIDE SULL’ESITO DI UN ABUSO?

Ecco alcuni fattori che potrebbero avere influenza sul modo in cui l’abuso impatta sulla persona (adulto o bambino):

  • Il legame con l’abusante. Più stretto è il legame tra la vittima e l’abusante, peggiori potrebbero essere gli esiti del trauma. Vengono, infatti, coinvolti il tema della sicurezza, della fiducia, dell’attaccamento.
  • Età della vittima. Qui ci sono due punti di cui tenere conto. Il primo è legato al fatto che minore è l’età e maggiori potrebbero essere i danni; questo perché un bambino ha meno capacità di mettere il trauma in parole ed elaborarlo. E’ probabile che siano il corpo e comportamenti a farlo per lui e questo lascia spazio alla formazione di memorie (o dissociazioni) traumatiche. Allo stesso tempo, è possibile che si tratti di abusi ripetuti e minore è l’età della vittima, maggiore è il lasso di tempo in cui queste si verificheranno (cfr. punto successivo). D’altro canto, e qui arriviamo al secondo aspetto, è possibile anche che minore sia l’età della vittima e maggiori siano le esperienze riparative che può fare. Si tratta delle esperienze di cura del trauma, che possono aiutare la persona a farlo diventare parte della propria vita (non significa che vada bene così, significa lasciar spazio a dolore ed elaborazione, ma anche alla comprensione del fatto che possano esistere esperienze diverse, accoglienti e riparative).
  • La durata. Mi collego a quanto dicevo sopra: maggiore è la durata nel tempo e maggiori rischiano di essere le ricadute sulla persona. Ma non è detto che abusi poco ripetuti nel tempo non abbiano effetti anzi…
  • Le modalità. Quell’ “anzi” con cui ho chiuso il punto sopra indica il fatto che oltre al tempo, conta il modo in cui l’abuso si è verificato. Per “modo” non si intende solo quanto sia stato violento, ma anche quanto sia stato subdolo: più è stato subdolo, più lascerà spazio alla poca consapevolezza (è stato un abuso? Posso considerarlo tale o è solo la mia fantasia?), ai sensi di colpa (Forse non era lui, forse sono stato io, lui non ha fatto nulla di così esplicito). In pratica, più è stato subdolo, più è difficile inserirlo sotto la definizione di abuso e questo lascia terreno fertile al trauma per attecchire.
  • Le reazioni della vittima. Minore è il sentimento di impotenza (essere riusciti a fare qualcosa, a chiedere aiuto, a interrompere gli abusi…) minori saranno anche le conseguenze. Questo non vale solo per gli abusi, ma per le esperienze potenzialmente traumatiche in generale. Un’altra reazione di cui si parla pochissimo, ma che è fondamentale nel far emergere sensi di colpa è l’eccitazione. Talvolta, le vittime di violenza si eccitano fisicamente e questo viene spesso confuso con “Allora vuol dire che era consenziente” (motivo per cui si ritiene che un maschio non possa essere vittima di violenza). In realtà, è un prodotto della paura, ma la vittima stessa vive con fortissima colpa quella reazione del corpo e tende a non parlarne. Il senso di colpa, la vergogna, il poco valore, unitamente domande quali “perché non mi sono difesa/o? affollano la testa di chi è stato vittima di violenza. In terapia, è opportuno dargli ampio spazio e ribaltare queste credenze.
  • Contesto socio-familiare. Maggiori sono i fattori protettivi, che spingono nella direzione della resilienza e minore sarà l’effetto del trauma. Spesso, tanto e troppo spesso, quando domando ai pazienti: “E i tuoi cos’hanno fatto quando glielo hai detto?” La riposta è: “Niente”. “Tanto più intenso è il terrore associato al trauma, tanto più necessaria è la presenza di figure sicure e responsive, che salvino la piccola vittima dallo sprofondare nel vissuto di abbandono provocato dalla propria inerme solitudine, che porrebbe le premesse per l’identificazione con l’aggressore”. (Cirillo S.)
QUALI EFFETTI POTREBBERO ESSERCI?

Gli effetti, come dicevamo, possono essere svariati e dipendono dai fattori di cui abbiamo parlato sopra (oltre che da caratteristiche soggettive).

Sul momento possono presentarsi disperazione, vergogna, senso di colpa, sintomi fisici (dolori, insonnia..), depressione e rabbia, forme ansiose (ansia generalizzata, attacchi di panico…), cambiamenti comportamentali (sintomi paranoidi, paura a uscire di casa da soli…). Le reazioni paiono diversificate soprattutto con il passare del tempo, a seconda dell’elaborazione che è stato possibile fare.


BIBLIOGRAFIA:

About The Author

Alessia Romanazzi

Psicologa e psicoterapeuta. Aiuto le persone ad affrontare momenti di stress temporanei o prolungati. Insieme cercheremo la tua personalissima soluzione per superare il momento critico. Mi trovi in studio a Saronno e a Milano. Attraverso Skype in tutto il mondo!