Perché ho così paura della morte?

Questo mese trattiamo quattro temi caldi che, quasi sempre, mi trovo a trattare nel corso delle psicoterapie: la paura dell’abbandono, la paura della morte, la sessualità e il blocco di vita.

Il secondo tema di cui parliamo è quello della morte. In effetti, abbiamo parlato di come spiegare la morte ai bambini, ma non abbiamo affrontato la questione che si pone spessissimo in psicoterapia: la paura della morte.

Non è così strano. Anche in terapia, soprattutto nei primi anni in cui lavoravo, mi rendevo conto di non parlare troppo della morte, anche quando il tema era evidentemente centrale. Adesso ci faccio decisamente più caso e mi pongo meno problemi a parlarne, non ho più il timore di toccare un tema troppo doloroso per il paziente (lo sarà, certo, ma in genere è inutile girare troppo intorno al punto senza mai toccarlo).

Avere paura della morte è fisiologico

Parto sempre normalizzando: avere paura della morte è normale. Ognuno di noi ne ha timore a vari livelli. Qualcuno ci pensa ogni tanto la sera prima di dormire, qualcuno ce l’ha come pensiero un po’ più frequente, qualcun altro ancora ci pensa ben poco, ma quando il pensiero si sofferma sulla morte sale un certo senso di angoscia.

E’ una paura che può avere diverse sfaccettature: si può avere paura del come si morirà, del quando, del fatto stesso di avere un limite

Quando la paura della morte diventa “patologica”

In linea di massima, la paura della morte diventa un problema nel momento in cui scatena forte ansia/panico e diventa un pensiero fisso.

Ci sono, però, anche dei casi in cui la paura della morte è più nascosta. Certo, quando poi la nominiamo la persona tergiversa, si sente poco a proprio agio e tenta di cambiare discorso. Tuttavia, non si accorge che il pensiero sia così centrale nella vita quotidiana.

Questa paura causa una dinamica paradossale: si ha così paura della morte che non si riesce a vivere. Si esce malvolentieri di casa, non si fanno vacanze, non si prende l’aereo, non ci si laurea, non si fanno scelte di coppia (magari si ha una relazione, ma rimane ferma lì, senza alcun passo evolutivo).

Come far passare la paura della morte?

La domanda a questo punto sarebbe: “Quindi? Come faccio a farmi passare la paura della morte?”. Inserisco due step, ma come ben potrete immaginare non sarà una ricetta preconfezionata.

1. La paura della morte non può passare…
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Che consiglio utile…
Mi ha svoltato la giornata!

Aspettate, aspettate che arriva anche la parte utile!

La paura della morte non può passare perché, come dicevamo, è fisiologica. Inoltre, come Yalom ci insegna (in tutti i suoi libri parla di morte, tra tutti in “Il significato della vita” il tema è centrale), avere l’idea della morte aiuta a godersi la vita.

Nel momento in cui si prende coscienza del fatto che la vita ha un termine, dopo un momento di ansia e smarrimento, abbiamo la possibilità di scegliere di riempire quel tempo nel miglior modo possibile per noi stessi.

Possiamo fare questo step solo nel momento in cui accetteremo l’idea della morte.

N.B: accettare non significa far salti di gioia quando si parla di morte, ma avere idea che sia così, nutrendo sentimenti contrastanti in merito e cercando di fare del proprio meglio per riempire gli anni a disposizione.

2. Capire perché si ha così paura della morte

Dicevamo che in alcuni casi la paura della morte diventa un po’ eccessiva. Nulla (di psicologico) avviene per caso, quindi è bene capire il perché. In questo modo possiamo prenderci cura del reale bisogno che sta sotto alla paura della morte e far sì che questa paura torni a essere normale.

Come sempre, ognuno ha le proprie motivazioni. Provo a citarne qualcuna che ho incontrato facendo il mio lavoro.

  • Paura dell’abbandono. La morte è collegata al perdere le persone care, è l’abbandono estremo, senza possibilità di ritorno. Quando la paura dell’abbandono è molto forte, spesso prede la forma di un’intensa angoscia di morte (proprio come avviene nei neonati e nei bambini molto piccoli).
  • Mal sopportazione dei limiti. La morte rappresenta il limite pi grosso di tutti: è l’unico limite che non possiamo veramente aggirare (cioè, in realtà non è l’unico, perché ognuno di noi ha molti limiti, ma quello è proprio invalicabile per definizione, non lo si può aggirare nemmeno con il pensiero).
  • Nostalgia. Non sapevo come definire questo punto. Provo a spiegarvelo: ci sono alcune persone che sentono di non aver vissuto. Sono andate avanti per doveri e per la spinta altrui, sentendo di non aver fatto mai nulla di spensierato, leggero, vitale. L’idea della morte è metaforica della morte di spirito, della propria vitalità.

Per affrontare la paura della morte, quella che genera profonde ansie e angosce, è assolutamente necessario capire quale sia il significato sottostante.

Voi che rapporto avete con l’idea di morte? Genera piccole ansie o profonde angosce?

About The Author

Alessia Romanazzi

Psicologa e psicoterapeuta. Aiuto le persone ad affrontare momenti di stress temporanei o prolungati. Insieme cercheremo la tua personalissima soluzione per superare il momento critico. Mi trovi in studio a Saronno e a Milano. Attraverso Skype in tutto il mondo!